Sto passando mesi abbastanza infernali. Mi sono di nuovo infilato in un rapporto che mi sta facendo male, che mi sta sfiancando. Mesi di litigi, di incomprensioni, di scene che si ripetono uguali, ma, proprio per questo, sempre più dolorose.
Da un certo punto di vista, è normale. Le relazioni sentimentali, se sono buone, a un certo punto tirano sempre fuori i propri traumi, le proprie parti più vulnerabili ancora non sanate.
Siamo in mezzo a un processo di crescita personale che passa attraverso un gioco di specchi. In questo momento è lei che è nel pieno della negazione, che sta facendo di tutto per cercare di non affrontare i suoi traumi passati, trovando qualsiasi espediente. E io sto subendo il processo inevitabile, sono il fantoccio che rappresenta una volta un trauma, una volta un altro.
Un anno fa, eravamo nella situazione opposta.
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Quando eravamo dalla terapeuta l’ultima seduta ho (abbiamo, in realtà) rivisto un po’ di luce, ma è finita nel giro di un weekend. Cos’è che mi (ci) aveva dato una sensazione positiva?
Beh, abbiamo parlato francamente e senza peli sulla lingua dei problemi: c’era una persona lì che non aveva paura della situazione: non lei, non io. La terapeuta. Questo ha messo entrambi su un piano di tranquillità. Ci ha detto un sacco di roba pesante, certo (“avete un cancro bello esteso, ma ben definito”, wow), ma era tranquilla. E ci ha passato questa tranquillità.
Di cosa avrei bisogno da T. in questo momento?
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Sto vivendo una fase nuova. I due pilastri stabili su cui ho fondato praticamente la mia intera mia vita adulta, figli e lavoro, non sono più così stabili. Non sono sufficienti a sostenere la mia esistenza.
I figli sono grandi. Il rapporto è alla soglia del trasformarsi definitivamente in qualcosa di diverso. Lo sento chiaramente. Non hanno più bisogno di me, almeno non con l’intensità e la costanza di questi ultimi vent’anni. Sono esseri che amo profondamente, e che (per fortuna) vedo come entità sempre più separate dalla mia. Ci sarò sempre, gli auguro ogni bene, e sono sinceramente fiero di vederli evolvere. Ma so che vorranno sempre di più buttarsi nella loro vita, che non è la mia.
Lavorativamente? Ho realizzato il mio sogno di adolescente. Alla lettera. Quello che volevo, tutto, per intero. L’azienda che volevo, con le persone che ho sempre sognato. Soldi, oltre ogni più lontana e ottimistica previsione. Un prodotto usato da migliaia di persone, in tutto il mondo, per realizzare cose stupende. E anche in questo caso, ironicamente, la conclusione è la medesima. Ci sarò sempre, sono sinceramente fiero di vederlo evolvere e crescere. Ma non sono più necessario come lo ero.
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Di cosa avrei bisogno da T. in questo momento?
Qualcuno che mi ascolti, e che poi semplifichi, riduca. Che normalizzi, che relativizzi. Invece lei mi segue a ruota nella mia tristezza, nei miei ragionamenti distorti dal momento. Li tratta gravemente quanto li sento io, probabilmente perchè ha paura, per uno dei soliti giochi a specchio. E quindi non mi aiuta.
Ma allora arriva la domanda: se io so quello che vorrei, perchè non posso darmelo da solo? Posso. E infatti sono qui a prendermi del tempo di qualità con me per curarmi, per prendermi quello che so che mi serve.
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Sarà lunga per me trovare un nuovo senso, dei nuovi sensi. Lunga e faticosa. Sono stato molto fortunato, per molto tempo, ad avere due sostegni così grossi e stabili, ma tutte le cose finiscono. È tempo di rimboccarsi le maniche, e non lasciarsi prendere dall’ansia. Alla fine, si cresce proprio in questi momenti.